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Incontro con Matteo Italo Ratti, CEO di Marina Cala de’ Medici

Dalla certezza dei canoni demaniali al marketing territoriale. La portualità turistica nella visione di Matteo Italo Ratti, CEO di Marina Cala de’ Medici.

L’occasione per una piacevole conversazione tra Matteo Italo Ratti, CEO di Marina Cala de’ Medici e Pressmare è stata data dalla recente ordinanza del TAR Toscana che obbliga il Comune di Rosignano Marittimo (LI) a rivedere il canone demaniale che era stato alzato esponenzialmente in seguito a una legge del 2007, al tempo del governo Letta.

Al netto dei tecnicismi legali, ci aiuta a inquadrare correttamente questa vicenda di cui ciclicamente si risente parlare?

Negli anni ‘90 lo Stato, resosi conto di una grande carenza infrastrutturale non solo nel settore della portualità turistica, concesse gli spazi demaniali a privati interessati a fare l’investimento, concedendo in cambio lo sfruttamento del bene per 50 anni. Tecnicamente si chiama Project financing. Nel piano industriale il canone demaniale da versare era correlato all’ammontare dell’investimento nell’infrastruttura: più l’investimento è alto e il bene che ritornerà allo Stato è di valore, tanto minore sarà il costo del canone demaniale. Invece nel 2007 il legislatore adegua i canoni a tariffe più alte e correlate al valore del bene costruito sopra. E poiché la legge è stata applicata in ritardo, la retroattività di cui si parla è riferita alla data di promulgazione della legge, il 2007. Per fare un esempio, un porto che prima pagava 150 mila Euro all’anno, oggi vede il canone triplicato. Dal 2009 sono partiti i contenziosi delle singole strutture portuali presso il TAR che però si è sempre ritenuto non competente, rinviando il tutto alla Corte Costituzionale la quale recentemente si è espressa dando un indirizzo per un’interpretazione costituzionalmente corretta. L’ordinanza del TAR Toscana è stata la prima a recepire l’indirizzo che ha dato la Corte Costituzionale ben 10 anni dopo la promulgazione della legge, si spera che generi una sentenza che faccia giurisprudenza. Consentitemi di parafrasare il primo uomo sulla luna, Neil Armstrong: “Un piccolo passo per noi un grande passo per la nautica”.

A suo parere di chi è la colpa di tutto ciò?

Una serie di concause, la colpa è della burocrazia, dei tecnici ministeriali, che non ha pensato alle sfaccettature e diversità sulle quali andava a insistere la legge. Più in generale sono convinto che la nautica non sia stata danneggiata solo dal governo Monti con la tassa sullo stazionamento, ma da un atteggiamento persecutorio che ha sempre reso incerti i costi, quanto di peggio per qualsiasi mercato, che chiede stabilità. Il canone demaniale è solo uno dei problemi, la nautica ha bisogna di stabilità e certezza questa la deve dare lo Stato. Se il posto barca non ha un costo garantito o stimabile ma fluttuante, nessuno compra le barche. Le infrastutture sono fondamentali. In questo caso specifico non credo però che ci fosse malafede nei confronti dei porti, questo problema riguarda anche le concessioni non solo marittime, ma anche di altre infrastrutture.

Cosa succederà ora? Voi dovrete ricevere dei denari indietro?

Ogni struttura si è mossa come riteneva meglio, c’è chi ha pagato quanto richiesto e chi come noi ha pagato solo quanto pattuito inizialmente. Poiché è prevedibile che la controparte possa valutare una possibile impugnazione al termine del giudizio, noi abbiamo accantonato la cifra necessaria in caso di soccombenza.

Ma le concessioni una volta scadute non andranno a gara? E’ la famosa direttiva Bolkestein, come andrebbero tutelati gli imprenditori coinvolti nel settore?

Esatto, a mio parere essa non può essere applicata nel medesimo modo nel Baltico rispetto a Capri per esempio. Per logica se lo Stato ha delegato un privato a fare un investimento sul territorio occorre premiare chi quell’investimento lo ha fatto. Dovrebbe avere una posizione privilegiata, una prelazione per esempio, con l’obbligo di riaggiornare l’infrastruttura con nuovi investimenti senza andare a gara. Il rischio è che queste gestioni possano essere prese da soggetti stranieri con un interesse puramente speculativo o di eliminazione della concorrenza “made in Italy” prima nel mondo rilevando le concessioni dei cantieri concorrenti. Una gara al rialzo con capitale estero potrebbe significare lasciare le perle turistiche o marchi di prestigio in mano a soggetti esteri, senza alcun rispetto per il territorio e le istanze di chi lo abita e vive quotidianamente.

Qual è, anzi quale dovrebbe essere, secondo lei il ruolo delle due associazioni di settore, UCINA e NAUTICA ITALIANA, riferito alla portualità e alle sue problematiche? Possono collaborare? Secondo lei come?

Prima c’era solo UCINA come rappresentante unico, adesso la partita si gioca con due squadre e una sana competizione. Il bipolarismo associativo ha portato a maggiore effervescenza e attenzione nei confronti dei rispettivi associati, penso sia un bene.
La collaborazione tra le due associazioni di categoria è un passaggio fondamentale, perché i temi sono gli stessi e così le soluzioni. L’importante è avere una volontà costruttiva e non oppositiva. Io sono ottimista, Nautica Italiana ha ormai 100 soci di grande peso e rilevanza e anche la politica se n’è resa conto, accreditando l’associazione a tutti i tavoli di confronto.

Lei ha assunto la direzione del Marina Cala de’ Medici in un momento di grande difficoltà sia per la congiuntura negativa che ha investito il nostro Paese sia per il contestuale tracollo del comparto nautico. Qual è stata la sua ricetta per affrontare quel momento e quali risultati ha ottenuto?

La mia esperienza professionale proviene dal settore della qualità e sicurezza, dove si opera con una prospettiva più ampia rispetto alla nicchia della nautica da diporto. Il primo passo è stato quello di offrire più servizi di qualità andando necessariamente in controtendenza con i prezzi, aumentandoli. Una scelta che ha ripagato in breve tempo, anche se molti dei nostri vicini ci davano dei pazzi. Gli italiani sono un popolo di professionisti, artigiani e imprenditori, c’è una ricchezza più diffusa rispetto ad altri paesi, ma anche più esigente. Quindi un servizio di qualità viene ripagato.
Il MCDM nacque nel 2003, ma le cose non stavano andando secondo le aspettative. Io sono arrivato nel 2012 e da allora abbiamo cambiato tutto, a partire dall’avere un ufficio relazioni esterne in situ. Il personale è stato spinto a sviluppare la propria professionalità con corsi di aggiornamento, l’investimento sul capitale umano e sulle competenze ha generato un servizio più efficiente. Il MCDM si posiziona in un mercato internazionale ed europeo che vede l’Italia in centro al Mediterraneo, i nostri competitor non sono gli altri marina italiani ma quelli esteri, soprattutto in Grecia, Croazia e Montenegro, quindi il mio ragionamento è di trovare un’unità di visione con gli altri operatori del settore, in questo senso va letto il mio impegno associativo da una parte e per la collettività locale dall’altro.

Qui entra il marketing territoriale, che vi vede molto attivi. Qual è la sua visione in questo senso?

I porti chiusi non hanno più alcuna possibilità di sviluppo, oggi i marina devono essere un’interfaccia con il territorio e interagire con esso. Abbiamo organizzato quasi 100 eventi nel corso di quest’anno, dal recente raduno del Centro Velico Caprera per i suoi 50 anni ai concerti, fino alle regate alcune delle quali a sfondo enogastronomico e aperte veramente a tutti. Il MCDM non è più un porto che d’estate si svuota perché le barche vanno in Sardegna o Corsica, non è più un triste parcheggio invernale, oggi siamo diventati un porto di transito estivo, una base attrezzata per tutti coloro che vogliono conoscere la Toscana e il suo arcipelago. Tra le iniziative più apprezzate desidero inoltre segnalare il servizio di car sharing con le vetturette elettriche Birò, che permettono una mobilità ecologica nel territorio adiacente al porto.

Quale sviluppo prevede per la struttura?

Il prossimo passo, nel quale non saremo soli, sarà quello di far ripartire la compravendita, sia dei posti barca che delle barche stesse. Prevedo che molti soci proprietari di posti barca vogliano metterlo in vendita perché il mercato è ripartito e c’è interesse a vendere da una parte e dall’altra ad acquistare, perché anche gli affitti saranno meno convenienti e più costosi con un mercato che riparte. Torniamo alla certezza dei costi, se questi sono garantiti il mercato ha una buona ragione per ripartire. La sentenza del TAR Toscana è un buon inizio per recepire questo approccio.